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Archivi del mese: Dicembre 2018

Oggi, ultimo giorno dell’anno, è tempo di bilanci, di riflessioni sulle emozioni vissute, di valutazioni sulle aspettative e su ciò che abbiamo realmente concretizzato, nell’anno che sta per finire.

Queste personali riflessioni sulla professione infermieristica, riguardano tutto ciò che esiste, oltre l’attuale condizione contrattuale degli infermieri, che come ben sappiamo risulta lontana dal pieno e giusto riconoscimento. Vuole essere un sguardo concreto all’interno della professione, e sul vero benessere che si debba ricercare.

Spesso, l’infermiere vive contesti lavorativi difficili, generati da politiche sanitarie che gestite con metodo Bocconiano, hanno ridotto ampi spazi di benessere lavorativo, trasformando il tempo di cura, in tempo di produttività. L’impossibilità, dunque, di svolgere in tempi adeguati la professione, si ripercuote in maniera diretta, spesso anche violenta, nella vita delle persone con malessere fisico e psicologico.

La salute è sempre stato un bene a-dimensionale, costituito da mille risvolti, non certo un prodotto aziendale finito e se da un lato, il ministero ci dice di essere umani, di umanizzare le cure, dall’altro le aziende ci tolgono il tempo di essere umani. Sempre meno, sempre di corsa…siamo diventati i Bersaglieri delle corsie, non suoniamo marce, ma veniamo suonati da fanfare di campanelli.

La nostra faccia, è la più riconoscibile nei luoghi di cura, per questo si deve pretendere il rispetto dei tempi di cura, al fine che i pazienti ne traggano reale beneficio. Si, perchè, come il contadino trae benessere dalla terra, il nostro proviene dall’essere vicino alle persone che richiedono aiuto, dall’essere vera prossimità di cura, non certo solo quello di appartenere ad una categoria, o peggio uniformarsi biecamente al disposto…“qui si è sempre fatto così”.

Tutti noi, dobbiamo sforzarci di essere unici sebbene inseriti all’interno di specifici contesti, quindi alle condizioni date, è il modo di svolgere la professione che fa la differenza. Ovvero, riscoprire le intime motivazioni, che ciascuno ha dentro di sé per svolgere con soddisfazione e pienezza il mandato, evitando che la frustrazione faccia capolino, rendendoci stanchi ancora prima di iniziare un turno.

Essere Infermiere, significa prima di tutto essere presente, camminare all’interno dei sentieri della malattia, accanto ai pazienti e alle loro famiglie, a fianco dei colleghi e degli altri operatori. Esserci per loro e con loro, contribuendo al benessere lavorativo, che nessun contratto potrebbe mai contemplare.

Questo è principalmente il significato che io do al mio lavoro: esserci dentro con la mente e con il cuore… perché chi fa questo lavoro, lo fa perché ha nell’anima un’idea di centralità del paziente, e la giusta motivazione volta a dare sostanza e forma alla cura, al reinserimento sociale della persona bisognosa, e allo stesso tempo permette di vivere e condividere un percorso di crescita personale e umana.

Per fare questo, occorre miscelare in maniera armonica sicurezze consolidate da anni di esperienza, insieme alla semplice disponibilità, a mettersi in gioco, a sperimentare, a osservare e verificare nuovi aspetti ed effetti che si intrecciano in ogni momento all’interno dei reparti.

Esserci dunque, significa sostegno e crescita insieme, rinnovando le proprie emozioni ed il proprio entusiasmo giorno dopo giorno. Se si perde questo aspetto finisce il senso della nostra magnifica professione, trovare nuovi stimoli strada facendo. Sebbene l’Ospedale rappresenta un’ ambiente solidamente pensato e strutturato, allo stesso modo è un ambiente che lascia spazio alla flessibilità, alla malleabilità, un contesto di confronti, condivisioni, diversi spunti di riflessione in relazione tra loro.

Ogni giorno rappresenta un’esperienza avventurosa, che ci attraversa in maniera trasversale. Ogni giorno è una sfida educativa, nel quale trovare strategie giuste per rassicurare i pazienti, offrire proposte adeguate ai loro bisogni, alle richieste esplicite e implicite osservate, accolte e ascoltate. Offrire sguardi e parole alle famiglie, confortarle nel momento del distacco e dimostrare sempre di esserci con la massima disponibilità.

Sviluppare un progetto d’esperienze armonico e professionale che ci accompagnerà durante il nostro lavoro, soffermarsi su eventuali criticità, accogliere l’imprevisto, osservare, porsi domande, mettersi in discussione anche e soprattutto nel confronto con tutti coloro che incontreranno la tua persona, il tuo essere infemiere.

Tanto lavoro, tanta lotta, tanti sguardi…tanta stanchezza; tutto questo ci proietta ancora una volta con lo sguardo rivolto al futuro, ai pazienti che ci saluteranno per ritornare alla propria vita e ai propri affetti, a quelli che ritroveremo nuovamente, e ai nuovi che saremo pronti ad accogliere…Auguri

AMO LA MIA PROFESSIONE

Letterina di Natale

Cari colleghi,

proprio cosi, la “consapevolezza”, credo sia il regalo ideale, che ogni Infermiere dovrebbe cucirsi addosso sulla propria divisa, come regalo per affrontare il 2019 e gli anni a venire.

Già, i primi effetti dell’applicazione del contratto di riferimento nelle aziende sanitarie, risulta particolarmente negativo, che traccia l’ennesimo profondo solco in arretramento, sul terreno dei diritti dei lavoratori. Terreno questo, già inaridito da anni di politiche, che progressivamente hanno “scippato” diritti consolidati nel tempo. Mentre sul versante economico, i riconoscimenti prodotti sono risultati miserevoli e deludenti.

Con regole scritte male e di fretta, il nuovo contratto, di fatto, delinea un percorso professionale non aderente alla realtà, e che porterà alla professione infermieristica altri anni di sostanziale “invisibilità”.

Questa nostra magnifica professione, purtroppo è costantemente sotto attacco, nei fatti, appena si intravedono percorsi di crescita, veniamo subito tacciati come coloro che invadono o tentano di invadere il campo della professione medica, o veniamo continuamente scambiati, soprattutto dai media, con altre figure di supporto ausiliarie come OSA, OSS e via dicendo, insomma, un “limbo” professionale indefinito cui siamo costretti, e dal quale, fino ad oggi, risulta difficile uscire.

Credo però, che il peggior attacco che subiamo è quello alla nostra intelligenza, e non reagiamo con la dovuta “intransigenza” a tutto ciò che abita intorno a noi, compresa l’intolleranza emanata dal potere, piccolo o grande che esso sia, volto sempre e comunque alla ricerca del privilegio.

Puntare il dito, scandalizzarci o fare sterili polemiche, non basta e non serve per cambiare le cose. Serve ben altro, occorre consapevolezza e intransigenza.

La “consapevolezza” non contempla chiacchiere da bar, ma sospinge e spazza via l’indifferenza, lasciando distinguere un bene apparente da quello vero. Solo la coscienza aiuta a dire quei sì e quei no di cui la nostra professione ha tremendamente bisogno.

Essere dunque, consapevoli e intransigenti è un vissuto che si sviluppa intimamente ogni giorno, non come vezzo dello spirito che cresce allo stato brado, ma sono elementi che vanno coltivati con pazienza certosina, tra i colleghi, e in generale tra le persone, per favorire il senso della libertà e dell’essere comunità.

Per questo mi rivolgo alla coscienza degli assopiti, a chi è convinto che darsi da fare non serva a nulla. Abbiamo dentro la forza interiore, la profondità e lo spessore, spirituale e fisico, che sono richiesti per farlo, una forza che ribolle dentro ognuno di noi.

Scrivo alla coscienza di chi ha voglia di dare un senso al dolore che abbiamo ai piedi, alla schiena… e al cuore, alla fine di ogni turno, nonché alle relazioni che stabiliamo e ai cambiamenti che stimoliamo nella vita dei nostri pazienti regalandoci momenti di vera pienezza. E’ questo che alla fine ripaga, gli innumerevoli passi falsi e i sacrifici che facciamo, anche se molti non capiranno mai davvero l’entità di quello che facciamo.

In conclusione, credo che la comunità infermieristica, non può ritardare a lungo l’individuazione di un punto di vista fermo e intransigente per ritrovare il proprio equilibrio da cui poter discernere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato e porre fine ad una sorta di doppia morale, ossia non permettere che i riconoscimenti, compresi quelli economici, siano indirizzati ai soliti noti, agli amici degli amici, a discapito di chi anonimo lavora con enorme sacrificio.

Augurandovi, un sereno e lieto Natale a tutti Voi, alle vostre Famiglie, nonchè ai vostri affetti più cari, desidero lasciarVi con una riflessione di Antonio Gramsci sulla intransigenza, che sebbene scritta cento anni fa, conserva intatta una ricchezza intellettuale, indicando forse una possibile via, al fine di ridare piena dignità alla professione infermieristica, come antidoto alla invisibilità.

“L’ intransigenza è il non permettere che si adoperino – per il raggiungimento di un fine – mezzi non adeguati al fine e di natura diversa dal fine. L’intransigenza è il predicato necessario del carattere. Essa è l’unica prova che una determinata collettività esiste come organismo sociale vivo, ha cioè un fine, una volontà unica, una maturità di pensiero. Poiché l’intransigenza richiede che ogni singola parte sia coerente al tutto, che ogni momento della vita sociale sia armonicamente prestabilito, che tutto sia pensato. Vuole cioè che si abbiano dei principi generali, chiari e distinti, e che tutto ciò che si fa necessariamente dipenda da essi”.

Con un articolato comunicato, tra l’altro ridicolo sotto l’aspetto normativo-giuridico, a dimostrazione della scarsa conoscenza delle norme e di quello che hanno firmato in tema di CCNL, mi corre l’obbligo fare alcune precisazioni proprio in nome di quella trasparenza che tanto sbandierano a parole e che mai realizzano quelle sigle sindacali che tentano, in qualche modo, di offendere l’intelligenza di chi vi scrive. 

I sindacati Confederali Continua a leggere

Primi effetti dall’accordo concluso con l’assessore alla Salute Razza che ha sospeso la protesta degli infermieri dell’ ASP di Catania organizzata dal Nursind presso l’Ospedale di Caltagirone il 3 dicembre.

Contestualmente si revocava lo Stato di Agitazione proclamato in Prefettura pochi giorni prima.

Con delibera N. 4382 DEL 6/12/2018, che interessa la graduatoria di bacino orientale si da il via alle assunzioni di quasi 60 infermieri all’ASP di Catania.

L’Assessore dunque tiene fede all’impegno preso con la delegazione del Nursind durante una lunga e sofferta trattativa avvenuta la sera stessa della manifestazione che ricordiamo ha visto “incatenati” ed in sciopero della fame gli infermieri davanti il PO di Caltagirone.

Un atto concreto che pone le basi per il proseguimento delle trattative tra NurSind e ASP di Catania.

Dichiara Ciccio Di Masi, storico condottiero del Nursind di Caltagirone, che ha guidato l’estrema protesta davanti l’ospedale Gravina.

Ma non abbassiamo la guardia. Altri impegni hanno assunto sia l’Assessore che la Direzione Generale per quanto riguarda gli interventi strutturali e organizzativi in tutte le strutture ospedaliere dell’ASP 3”.

Continua sempre il Di Masi “ma siamo certi che una nuova spinta è stata impressa alle relazioni sindacali.”

Durante la Vertenza lo stesso Assessore ha preteso, entro un mese, dalla Direzione Generale dall’ ASP di Catania  un nuovo incontro per verificare lo stato dell’arte dei provvedimenti presi.

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