Ho ricevuto una lettera che  ha anche pubblicato su Facebook, l’amico Dott. Claudio Gullotta, medico specializzato in anestesia e rianimazione, sento il dovere di condividere questo pensiero con tutti  i nostri lettori. Premesso che, condivido il pensiero e sono sicuro che ad emergenza sanitaria risolta, tutti si dimenticheranno di questi EROI, i quali continueranno a prendersi cura dei pazienti ricoverati, faranno doppi turni per garantire l’assistenza, lasceranno le loro famiglie per coprire i turni  natale, capodanno, pasqua, pasquetta, ecc..

La cosa che invece fa rabbia, è che i politici così detti navigati si sono meravigliati di come tutto questo sia potuto accadere, dandone colpa all’attuale governo, come se loro sono stati sempre all’opposizione. Fortunatamente tutti si sono alternati al governo nessuno può esimersi.

Al prossimo rinnovo del contratto RICORDATEVI DI QUESTI EROI, ad oggi sottopagati e demansionati rispetto a tutti i colleghi d’Europa.

Chi semina Vento raccoglie Tempesta.
Decenni di tagli alla sanità pubblica sacrificati all’altare del capitalismo e dell’austerity. Politiche miopi, opportunistiche e poco etiche sono l’epilogo di ciò che sta accadendo ai nostri giorni. Da un sistema sanitario che già funzionava al limite delle sue capacità come potevamo aspettarci reggesse ad un’ondata di piena?
Il problema sanitario si faceva già sentire, a mia memoria, nel lontano 1982, anno in cui “misi le mani in pasta” nella sanità; infatti avevo completato il mio tirocinio pratico ospedaliero nella disciplina di Anestesista e Rianimazione e in quello stesso anno iniziò una delle tante finanziarie che bloccò i concorsi per i medici in Sicilia; ma anche in altre parti d’Italia, fino al 1989. Quanti anni sprecai a scrivere ricette in Guardia Medica. Unica cosa positiva, per certi versi, era in quell’epoca l’abbondante disponibilità di posti nelle scuole di specializzazione, tutto ciò era possibile poiché gli specializzandi non venivano remunerati. Con l’ingresso in Comunità Europea i posti nelle scuole di Specializzazione drasticamente si ridussero poiché gli specializzandi dovevano essere remunerati.
Dopo questa prefazione è importante sottolineare che nelle Rianimazioni, quelle che oggi dai giornali vengono comunemente denominate Terapie Intensive, parlo della provincia di Catania, ma non vado sicuramente errato se mi riferisco alla intera Sicilia e forse alla maggior parte delle regioni italiane, vi è sempre stata una situazione di estrema precarietà: posti letto sempre occupati, la Terapia semi Intensiva tante volte trasformata in Terapia Intensiva per fare fronte ai periodi in cui la richiesta di posti aumentava; personale medico cronicamente sotto organico e apparecchiature vetuste che venivano sostituite solo quando non più riparabili, tra le apparecchiature annovero anche ai respiratori polmonari che oggi sono diventati, più che mai, una chimera. In Anestesia e Rianimazione si continuano a fare turni, parlo di condizioni ordinarie, di 15 giorni consecutivi. Come è possibile ciò possa avvenire? Basta fare il turno di domenica e riprendere l’indomani la normale settimana lavorativa, non c’è spazio a causa dell’organico carente per godere di un giorno di sosta. Oggi tanti miei colleghi, sottolineo in situazione ordinaria, hanno sforato l’esubero lavorativo di 2000 ore, ore che mai saranno riconosciute né moralmente né economicamente. Professionisti stanchi, logorati e demotivati; interventi chirurgici che vanno avanti a forza di “progetti” e “prestazioni” aggiuntive e, a fronte di qualche centinaio di euro in più al mese, ti impegnano anche 12 ore al giorno in sala operatoria.
Ma perché ho parlato di sala operatoria, sono andato fuori tema? No, il Rianimatore è anche Anestesista e viceversa pertanto la stessa persona, a periodi, coprirà i turni di Terapia Intensiva e quelli di sala operatoria.
Da quanto descritto si deduce che è un sistema al collasso che si regge di espedienti e che spreme sempre di più le forze dei medici Anestesisti e Rianimatori e, non solo, sotto l’indifferenza cinica dei Manager il cui unico obbiettivo è quello di fare tornare i conti di una sanità stremata.
Ma oggi di cosa ci meravigliamo? Era tutto predisposto per essere travolto dalla prima ondata di piena.
I media ci tempestano solo di numeri, le città sono deserte, come dice Papa Francesco, riferimento senza alcun bigottismo, la “sera è calata”, tanti italiani stanno oltre che fisicamente anche economicamente morendo; ma nessuno sottolinea che la pandemia che ci ha investiti, se solo avessimo avuto le gambe più solide, si poteva prospettare con un altro scenario. E i soliti noti, di cui alcuni complici dello scempio, vengono anche intervistati riaffermando la loro notorietà mediatica.
Qualcuno oggi si permette anche di dare ai medici il titolo di “eroi”, di eroico in tutto ciò non vi è proprio nulla, se vogliamo a tutti i costi dar loro un appellativo chiamiamoli “martiri” di un sistema gestionale che, insieme ai pazienti, li ha sacrificati all’altare della finanza lasciandoli a se stessi, nelle condizioni in cui si lavora si è esposti solo a denunce ed aggressioni fisiche.
Ma oggi di cosa ci meravigliamo se abbiamo costruito sulla sabbia?
Come mai la Germania con quasi 50.000 casi ha avuto solo 325 decessi e noi con circa 86.500 casi abbiamo avuto più di 9000 decessi?
Quale possono essere le risposte? Sicuramente in gioco vi sono tante variabili; ma non è errato pensare che una risposta alla base di questi numeri sia quella di un Sistema Sanitario Teutonico solido e ben attrezzato, un sistema che possiede già un elevato numero di respiratori polmonari e che è in attesa di ulteriori 10.000 respiratori, un sistema che sta allestendo un ospedale con 1000 posti letto, un personale sanitario numericamente adeguato e dunque più performante.
In Italia i nostri gestori hanno seminato Vento e, adesso noi raccogliamo Tempesta e piangiamo i morti condotti dai camion dell’esercito verso i forni crematoi senza neanche il conforto delle loro famiglie nel poterli salutare.
Con tanta indignazione ed unico conforto, quello di avere abbandonato un sistema sanitario di sola parvenza,
dott. Claudio Gullotta”

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Vincenzo Neri

Segretario Aziendale NurSind Garibaldi - Componente Direttivo Provinciale - Revisore dei Conti NurSind Nazionale - Infermiere con esperienza ventennale in Area Critica. La consapevolezza del nostro ruolo, la conoscenza delle norme, l'aggiornamento professionale e la passione per la nostra amata professione mi spingono a dare il mio contributo alla categoria.

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