Leggi e sentenze

Sono lontani i tempi in cui si era abituati agli scontri fra destra e sinistra, processi e prescrizione, MES, talk-show, social-accuse e dirette da spiaggia. Da giorni ormai, alla stessa ora assistiamo con la doverosa apprensione ad un unico e doloroso spettacolo fatto sulle cifre del contagio, dei guariti e dei deceduti dovuti al covid-19. Purtroppo questo serio e rigoroso spettacolo, viene reso ridicolo dal duo B&B (Boccia-Borrelli) allorquando decidono di mettere in scena il triste balletto delle mascherine.

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Subito dopo il Decreto del governo Conte, che ha dichiarato “zona rossa” e che di fatto ha stabilito la chiusura della Lombardia e altre 14 province, moltissime persone si sono precipitate verso la stazione Garibaldi di Milano per ritornare verso il sud del Paese.

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Per effetto dell‘articolo 1, comma 342, lettera a), della legge 27 dicembre 2019, n. 160 (legge di bilancio 2020) il legislatore ha prorogato e ampliato il congedo obbligatorio e nel contempo ha prorogato anche il congedo facoltativo.

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In questi giorni assistiamo ad una folle corsa alla ricerca e all’acquisto incondizionato delle mascherine di protezione che sebbene siano uno strumento utile per ostacolare le infezioni, le stesse però, vanno usate nel modo giusto e, soprattutto devono essere associate a una serie di comportamenti igienici di prevenzione.

Indossare la mascherina e non lavarsi le mani non serve assolutamente a nulla.

Le mascherine nascono negli ambienti ospedalieri, e fanno parte dei Dispositivi Individuali di Protezione (DPI) disciplinati dal D lgs 81/08. Le avrai potute notare nei blocchi operatori, nei reparti infettivi e in altri ambienti sanitari. Sono accessori monouso e studiate inizialmente per limitare la trasmissione di agenti infettivi dal personale sanitario ai pazienti, e viceversa.

Esistono due tipologie differenti: mascherine chirurgiche e i filtranti facciali

Le mascherine chirurgiche sono le più diffuse. Non aderiscono strettamente ai contorni del viso e sono studiate per impedire che le goccioline di secrezioni respiratorie (droplet) più grosse vengano in contatto con la bocca o il naso di chi le indossa. Sono utilizzate in particolare in ambiente ospedaliero, e servono a evitare che la persona che la indossa contamini l’ambiente (e quindi i soggetti con cui viene a contatto). Esistono diversi tipologie: I, IR , II e IIR con marcatura CE sulla confezione.

Quelle di tipo II (tre strati) e IIR (quattro strati) offrono una maggiore efficienza di filtrazione batterica (≥ 98%), inoltre la IIR è resistente anche agli spruzzi. Dopo 2 -3 ore di uso, le mascherine vanno sostituite in quanto, inumidendosi, perdendo di efficacia. Non è dimostrato invece che l’uso della mascherina chirurgica da parte delle persone sane nelle loro normali attività quotidiane, riduca la trasmissione del virus dell’influenza.

Dunque, l’uso della mascherina chirurgica non garantisce una valida difesa contro i virus, in quanto non offre una sicura protezione alla penetrazione di polveri ed aerosol, ma presenta comunque alcuni vantaggi:

  • riduce il rischio di contagio se indossata dalla persona malata, in quanto limita il numero di microorganismi immessi nell’ambiente (es. starnuto);

  • protegge, in alcuni casi, la persona sana da schizzi di liquidi infetti.

I facciali filtranti o respiratori sono dispositivi più complessi. Una volta indossati aderiscono strettamente al viso di chi li indossa, filtrando le particelle più piccole che potrebbero essere inalate o venire in contatto con le mucose di naso e bocca. Essi sono gli unici dispositivi che garantiscono la protezione delle vie respiratorie dal virus. Questo tipo di maschera a filtro e’ costituito interamente o prevalentemente di materiale filtrante attraverso il quale passa l’aria inspirata; l’aria espirata può essere scaricata attraverso lo stesso materiale filtrante o attraverso una valvola di espirazione. Alcuni tipi, per migliorare l’adattamento del volto, ricorrono ad un adattatore attorno al naso. L’utilizzatore deve modellare a adattarlo sul proprio naso prima dell’ uso.

I facciali filtranti vengono classificati in:

  • FF P1 facciale filtrante con bassa separazione contro le particelle solide (efficienza filtrante minima 78%)

  • FF P2 facciale filtrante con media separazione contro le particelle solide e liquide(efficienza filtrante minima 92%)

  • FF P3 facciale filtrante con alta separazione contro le particelle solide e liquide (efficienza filtrante minima 98%).

Contro i virus influenzali, sono indicati solo i facciali di tipo FF P2, FF P3 riconoscibile per la presenza sul respiratore della marcatura CE EN 149 o N95 (classificazione americana).

Accanto alla classificazione (FFP2 e FFP3), a secondo della protezione che offrono, sono marcati con S (contro aerosol solidi e contro aerosol liquidi a base acquosa) o SL (contro aerosol solidi e liquidi).

L’efficacia della maschera è legata soprattutto ad una buona tenuta sul volto, per questo va indossata in assenza di barba e baffi, e all’attuazione di altre misure quali il lavaggio delle mani, il corretto indossamento e rimozione, la corretta eliminazione dopo l’ uso.

Questo tipo di maschera va sostituita dopo 8 ore di uso e uno scorretto utilizzo può aumentare il rischio di trasmissione piuttosto che ridurlo.

Il Ministero della Salute ha indicato la procedura corretta per indossare e togliere la mascherina. Ha inoltre precisato che indossare più mascherine una sopra l’altra non serve a nulla.

Come mettere la mascherina

  • Prima di indossarla bisogna lavare le mani con acqua e sapone o con una soluzione alcolica

  • Indossare la mascherina coprendo bene bocca e naso

  • Assicurarsi che la mascherina aderisca correttamente al volto

Come togliere la mascherina

  • Prenderla dall’elastico, evitando di toccare la parte anteriore

  • Inserirla in un sacchetto chiuso prima di buttarla

  • Lavare di nuovo le mani

fonti:

www.salute.gov.it

www.focus.it

www.seton.it

Salvatore Vaccaro: ancora una vittoria per NurSind relativa alla mobilità del San Marco dimostra l’importanza e la competenza del sindacato di categoria. Inoltre, al contrario di quanto affermato da molte sigle sindacali che si professano “firmatari”(di un contratto indegno aggiungo) noi costruiamo diritti attravero l’azione sindacale. Dovrebbero essi spiegare ai loro iscritti che tipo di sindacato portano avanti visto che in questa battaglia non hanno proferito parola.

NurSind … Costruisce diritti.

Cari colleghi,

alla vigilia del ferragosto per la collega F. M. arriva il regalo più bello..riammissione alla mobilità per infermieri per ospedale S. Marco di Catania dalla quale era stata esclusa ingiustamente per certificato di “idoneità scaduta” con delibera n° 457  del 12/03/2019 dell’A.O.U. Policlinico Vittorio Emanuele. Continua a leggere

Il CCNL comparto sanità firmato in maggio, reca in sé modifiche normative e, nello specifico in materia di orario di lavoro, vediamo dunque cosa cambia.

 

  • L’orario di lavoro ordinario è di 36 ore settimanali, distribuito su cinque o sei giorni alla settimana, con turni che possono essere di 7 ore e 12 minuti o di 6 ore.La settimana lavorativa può subire delle variazioni, fino a quattro mesi all’anno, con orario di lavoro settimanale fino ad un massimo di 44 ore settimanali, questo nel caso di esigenze di servizio.
  • Riposo settimanale, il lavoratore ha diritto ad un periodo di riposo consecutivo giornaliero non inferiore a 11 ore per il recupero psicofisico. Il riposo può essere sospeso per:garantire la continuità assistenzialeper la formazione obbligatoria.Il giorno di riposo mancato può essere recuperato il giorno successivo al servizio reso, o nei successivi sette giorni fino al completamento delle undici ore di riposo.

 

  • Tempo divisa.Per i dipendenti che lavorano presso un’unica sede di servizio, se è necessario prestare temporaneamente l’attività lavorativa, debitamente autorizzata, al di fuori di tale sede, si considera a tutti gli effetti orario di lavoro il tempo di andata e ritorno per recarsi dalla sede al luogo di svolgimento dell’attività;
  • Se gli operatori del ruolo sanitario e quelli appartenenti a profili del ruolo tecnico addetti all’assistenza, devono indossare apposite divise per lo svolgimento della prestazione e le operazioni di vestizione e svestizione, per ragioni di igiene e sicurezza, debbano avvenire all’interno della sede di lavoro, l’orario di lavoro riconosciuto ricomprende fino a 10 minuti complessivi destinati a tali attività, tra entrata e uscita, purché risultanti dalle timbrature effettuate(fatti salvi gli accordi di miglior favore in essere);
  • Nelle unità operative che garantiscono la continuità assistenziale sulle 24 ore, ove sia necessario un passaggio di consegne, agli operatori sanitari sono riconosciuti fino ad un massimo di 15 minuti complessivi tra vestizione, svestizione e passaggi di consegne, purché risultanti dalle timbrature effettuate, fatti salvi gli accordi di miglior favore in essere.

 

  • Lavoro straordinario.La prestazione di lavoro straordinario è espressamente autorizzata dal dirigente o dal responsabile sulla base delle esigenze organizzative e di servizio individuate dalle Aziende ed Enti. Il lavoratore, salvo giustificati motivi di impedimento per esigenze personali e familiari, è tenuto ad effettuare il lavoro straordinario.Il limite individuale per il ricorso al lavoro straordinario non potrà superare, per ciascun dipendente, n. 180 ore annuali. Tale limite può essere elevato, anche in relazione a particolari esigenze o per specifiche categorie di lavoratori per non più del 5% del personale in servizio e, comunque, fino al limite massimo di n. 250 ore annuali.

 

  • Reperibilità.Il servizio di pronta disponibilità va limitato, di norma, ai turni notturni ed ai giorni festivi garantendo il riposo settimanale. Nel caso in cui esso cada in giorno festivo spetta, su richiesta del lavoratore anche un’intera giornata di riposo compensativo senza riduzione del debito orario settimanale.La pronta disponibilità ha durata di dodici ore e dà diritto ad una indennità di euro 20,66 lorde per ogni dodici ore, elevabile in sede di contrattazione integrativa. Due turni di pronta disponibilità sono prevedibili solo nei giorni festivi.Di norma non potranno essere previsti per ciascun dipendente più di sei turni di pronta disponibilità al mese.

Il personale in pronta disponibilità chiamato in servizio, con conseguente sospensione delle undici ore di riposoimmediatamente successivo e consecutivo, deve recuperare immediatamente e consecutivamente dopo il servizio reso le ore mancanti per il completamento delle undici ore di riposo; nel caso in cui, per ragioni eccezionali, non sia possibile applicare tale disciplina, le ore di mancato riposo saranno fruite nei successivi sette giorni, fino al completamento delle undici ore di riposo.

 

  • Riposo settimanale.Il riposo settimanale coincide di norma con la giornata di domenica. Il numero dei riposi settimanali spettanti a ciascun dipendente è fissato in numero di 52 all’anno, indipendentemente dalla forma di articolazione dell’orario di lavoro. In tale numero non sono conteggiate le domeniche ricorrenti durante i periodi di assenza per motivi diversi dalle ferie.Se il riposo settimanale non può essere fruito di domenica, esso deve essere fruito entro la settimana successiva, in giorno concordato fra il dipendente ed il dirigente responsabile della struttura, avuto riguardo alle esigenze di servizio.Il riposo settimanale è irrinunciabile e non può essere monetizzato.La festività nazionale e quella del Santo Patrono coincidenti con la domenica o con il sabato per il personale con orario di lavoro articolato su cinque giorni non danno luogo a riposo compensativo né a monetizzazione.L’attività prestata in giorno festivo infrasettimanale dà titolo, a richiesta del dipendente da effettuarsi entro trenta giorni, a equivalente riposo compensativo o alla corresponsione del compenso per lavor straordinario con la maggiorazione prevista per il lavoro straordinario festivo.

Giudicato inammissibile il ricorso dell’Arnas Garibaldi di Catania contro la sentenza di primo grado che aveva dato ragione al sindacato “NurSind”. Più tempo e arretrati agli infermieri.

Il Nursind VS Garibaldi=2-0

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Cari colleghi,

Forti delle ultime sentenze vinte da NurSind in tutta italia e dell’inserimento del tempo di vestizione e svestizione nel nuovo CCNL vi proponiamo di partecipare al ricorso per il recupero della retribuzione relativa al tempo impiegato per la indossare e togliere la divisa da lavoro sancito nella ultima sentenza del Garibaldi  n. 291/2018 pubbl. il 23/01/2018 RG n. 10481/2011 dove l’azienda è stata condannata a risarcire tutti i ricorrenti. Continua a leggere

Già da tempo la magistratura del lavoro italiana si è dovuta occupare delle controversie concernenti il diritto dei dipendenti alla retribuzione per il tempo necessario ad indossare e togliere le divise o gli abiti da lavoro.

In questi anni la risoluzione giurisprudenziale è stata l’unica strada percorribile per ottenere tale riconoscimento vista la vacatio contrattuale, ma che, grazie alla proposta del NurSind sarà presto colmata, infatti nel prossimo CCNL del comparto Sanità il tempo di vestizione/svestizione sarà riconosciuto e ricompreso come effettiva prestazione di lavoro alla fine di ogni turno di lavoro.

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La circolare chiarisce che per il personale medico, tecnico-professionale e infermieristico del Ssn restano comunque in vigore anche le norme della finanziaria 2016 che ha previsto i contratti di assunzione straordinaria la cui efficacia è prorogata al 31 dicembre 2019.

E’ stata finalmente rilasciata la circolare Madia per la stabilizzazione di 50 mila precari storici. Sia tratta della circolare nr. 3/2017  Continua a leggere

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