Negli ultimi giorni si è aperto un confronto sulle criticità della Centrale Operativa 118 di Catania che rischia, a nostro avviso, di produrre una rappresentazione parziale della realtà e di scaricare sugli infermieri responsabilità che appartengono all’organizzazione complessiva del sistema dell’emergenza-urgenza. Il NurSind Catania ritiene doveroso riportare il dibattito sul terreno della professionalità e delle condizioni nelle quali gli operatori sono chiamati quotidianamente a lavorare.
L’infermiere della Centrale Operativa svolge un’attività altamente specialistica, nella quale deve valutare telefonicamente condizioni cliniche senza poter vedere direttamente il paziente, interpretando in pochi minuti informazioni spesso frammentarie e provenienti da persone agitate o prive di competenze sanitarie. Da questa valutazione dipendono la priorità dell’intervento, le istruzioni pre-arrivo e l’attivazione della risposta più appropriata. È un’attività che non si improvvisa: richiede formazione specifica, esperienza e lunghi periodi di affiancamento. Per questo la continuità e la disponibilità di personale adeguatamente formato rappresentano un elemento essenziale per la sicurezza del servizio.
UNA CENTRALE COSTANTEMENTE SOTTO ORGANICO
La Centrale Operativa del bacino Catania-Ragusa-Siracusa opera da tempo in condizioni di significativa carenza di personale, con turni nei quali le presenze risultano inferiori alla dotazione teorica prevista. A questa criticità si aggiunge l’affanno dell’intera rete: mezzi SEUS indisponibili per guasti e carenza di personale, ambulanze bloccate per ore nei Pronto Soccorso e conseguente riduzione delle risorse disponibili sul territorio.
In queste condizioni, quando le risorse ordinarie non sono sufficienti, la Centrale è costretta a ricorrere anche ai mezzi in eccedenza previsti dal sistema, nell’esclusivo interesse del paziente. E questo affanno ha anche un costo economico significativo. Secondo i dati pubblicati, per la provincia di Catania il ricorso ai servizi in eccedenza supera il milione di euro, risorse pubbliche che inevitabilmente gravano sulla collettività. Si tratta quindi di una domanda che va posta con chiarezza: quanto costa al contribuente un sistema costretto continuamente a supplire alle proprie carenze organizzative?
PIÙ MEZZI SU UN EVENTO NON SIGNIFICA AUTOMATICAMENTE INEFFICIENZA
Anche l’invio contemporaneo di più mezzi non può essere considerato automaticamente un’anomalia. Incidenti con più feriti, situazioni cliniche particolarmente gravi, necessità di supporto medicalizzato o indisponibilità di equipaggi possono rendere necessario l’impiego contemporaneo di più risorse. La valutazione deve essere effettuata sulla base delle informazioni disponibili nel momento della chiamata, non esclusivamente di ciò che viene riscontrato successivamente sul posto. Allo stesso modo, protocolli e sistemi informatizzati sono strumenti indispensabili, ma non possono sostituire completamente la capacità professionale dell’infermiere. La corretta interpretazione di una telefonata, la capacità di approfondire una risposta o di cogliere un’informazione apparentemente contraddittoria richiedono esperienza e competenza.
IL PROBLEMA È DELL’INTERO SISTEMA
Le criticità del 118 non possono essere ricondotte alla sola Centrale Operativa. Il sovraffollamento dei Pronto Soccorso, l’insufficienza dei servizi territoriali, i mezzi indisponibili, le difficoltà nel reperimento degli equipaggi e il ricorso a trasporti che potrebbero trovare diversa collocazione organizzativa producono una pressione crescente sull’intera rete. Non è accettabile che l’ultimo anello della catena, rappresentato dall’infermiere che risponde alla chiamata, diventi il destinatario delle responsabilità generate da problemi che nascono a più livelli.
LA POSIZIONE DEL NURSIND
Interviene Salvatore Vaccaro, Segretario Territoriale del NurSind Catania:
«Non abbiamo alcun timore delle verifiche. Anzi, chiediamo che vengano effettuate con trasparenza e analizzando l’intero sistema. Ma non possiamo accettare che le difficoltà del 118 vengano rappresentate come se fossero riconducibili al personale della Centrale Operativa. Gli infermieri lavorano quotidianamente sottorganico, gestendo un’attività ultraspecialistica che richiede formazione, esperienza e lunghi periodi di affiancamento. Non si tratta di una normale attività di reparto e non è possibile pensare di sostituire rapidamente professionisti che hanno maturato competenze specifiche. Se vogliamo realmente migliorare il 118 dobbiamo guardare a tutto il percorso: dalla chiamata alla disponibilità dei mezzi, dal dispatch all’arrivo sul posto, fino alla presa in carico del paziente.
Prima di cercare un responsabile nella Centrale Operativa, bisogna avere il coraggio di analizzare quanto costa e quanto pesa sull’intera collettività un sistema che opera da tempo in condizioni di grave affanno. Secondo i dati pubblicati, nella provincia di Catania il ricorso ai servizi in eccedenza supera il milione di euro. Sono risorse dei cittadini che vengono utilizzate per compensare una rete che evidentemente presenta problemi strutturali. Gli infermieri della Centrale non sono il problema: sono professionisti che, nonostante le carenze di organico e la pressione quotidiana, contribuiscono a tenere in piedi il sistema.
Chiediamo quindi all’Assessorato regionale alla Salute di intervenire sul fabbisogno di personale, sulla formazione e sui tempi di affiancamento, sulla disponibilità dei mezzi e sull’intera organizzazione del servizio. Le verifiche sono necessarie. Ma devono servire a individuare le cause reali delle criticità, non a trasferire sugli operatori della Centrale responsabilità che appartengono all’intero sistema dell’emergenza-urgenza».
