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La lettera di una studentessa in infermieristica, in cui prova a raccontare la sua esperienza da un punto di vista diverso, con gli occhi di chi come me ama questa professione ed ha scelto fare ciò che piace. Questo è uno dei motivi perchè mi piace essere un infermiere, mi sento continuamente stimolato in ogni momento, non c’è la possibilità di annoiarmi perché è un lavoro in continua evoluzione, mai uguale a sé stesso.

“Voglio raccontare la mia esperienza. Voglio raccontare la quotidianità di una professione in continua evoluzione, spesso sottovalutata e sminuita, ma piena di responsabilità e passione. Voglio raccontare cosa significa per me diventare Infermiera. Era un sogno chiuso nel cassetto, lo aprivo lo guardavo un po’ e lo richiudevo.

E poi…

520 ore, 87 giorni, 5 mesi.

260 ore UO Medicina Interna.

260 ore UO Chirurgia Oncologica.

Svolte presso il Presidio Ospedaliero Garibaldi di Nesima.

Non c’è stato un solo secondo in cui io mi sia chiesta “Ma che ci faccio quì?”

È il mio posto, il mio vento di libertà, anche se sembra difficile da credere, dato che lezioni, esami e tirocinio sembrano difficili da far conciliare. Questa facoltà l’ho considerata fin dal primo istante una prova di coraggio, perché se non sei disposto a metterti in gioco nella tua totalità, non vai avanti. Ti mette alla prova ed è come se ti chiedesse: “Che sai fare? Fino a che punto puoi spingerti? Resisterai a lungo?”.

Cosa mi è rimasto? Un bagaglio pieno di regali inestimabili.

Gli insegnamenti degli infermieri, che già ne avrebbero abbastanza della loro mole di lavoro. E invece, pazientemente, si sono messi al mio fianco, per cedere a me quello che loro sanno già, affinché io domani possa essere attenta e preparata. Mi hanno insegnato ad essere paziente, io che paziente non sono, a non avere fretta, perché quando ti prendi cura di qualcuno, non c’è un tempo standard di guarigione. Ogni malato ha il suo tempo e tu devi solo aspettare e fare del tuo meglio. Mi hanno insegnato a distrarmi con una risata tra una terapia e una medicazione, perché la malattia fa parte della vita e tu non puoi farti carico di pesi più grandi di te. Ho imparato che la differenza tra un infermiere e un buon infermiere è immensa.

Mi è rimasta la gentilezza di quegli specializzandi e medici che ci hanno tenuto a collaborare con inesperti tirocinanti. Si, perché medici, infermieri, OSS  e ASS non fanno parte di gerarchie diverse. Facciamo tutti parte di un equipe che, quanto più sarà professionale e competente, tanto più sarà vincente. E quindi grazie, perché un giorno lavoreremo fianco a fianco e non vorrò sentire il peso del distacco.

E poi, in ultimo, ma non in ordine di importanza, mi rimane la riconoscenza dei pazienti, quando nel dolore, hanno ancora la forza di sorriderti. E gli stringi la mano, come se potessi infondergli la tua forza, o anche solo una carezza sul viso affaticato, come a dire “Ci sono io quì con te”. Ed è inspiegabile quanto questo sia gratificante, non c’è denaro che possa eguagliare.

Ho 25 anni e frequento il primo anno della facoltà di Infermieristica e ho scelto per mia volontà di diventare Infermiera, non per un ritorno economico o per la grande possibilità di lavoro, ma perché credo che sia uno dei lavori più appaganti e a tutti quelli che lo sentono nel cuore, vorrei dire, fate questa scelta, non esistono limiti, non ve ne pentirete.

“Fai quello che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita. -Confucio.-“

Francesca Salatino

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Vincenzo Neri

Segretario Aziendale NurSind Garibaldi - Componente Direttivo Provinciale - Revisore dei Conti NurSind Nazionale - Infermiere con esperienza ventennale in Area Critica. La consapevolezza del nostro ruolo, la conoscenza delle norme, l'aggiornamento professionale e la passione per la nostra amata professione mi spingono a dare il mio contributo alla categoria.

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