Gli operatori della terapie intensive lanciano un grido di allarme: Gravi criticità U.O.C. Anestesia e Rianimazione ARNAS Garibaldi

Nella Rianimazione Covid, ormai da 15gg il numero dei ricoverati presenti si attesta a circa 20 pazienti di cui alcuni di essi ricoverati in posti non rispondenti ai requisiti tecnico-strutturali previsti dalla normativa vigente con grave rischio per l’incolumità degli stessi. Inoltre si è verificata l’attivazione di un ulteriore posto in Biocontenimento di pertinenza del Pronto Soccorso, la cui presa in carico e assistenza è stata delegata al personale sanitario della UOC di Rianimazione. Ciò ha ulteriormente aggravato il rapporto inf/paz nella predetta Unità Operativa.

Inoltre ad aggravare la situazione del personale infermieristico delle Rianimazioni è  tra l’altro l’annosa gestione delle urgenze intraospedaliere dei vari reparti senza mai ricevere specifico ordine di servizio scritto, ma solo verbale nonostante che l’assistenza sanitaria in dette unità operative è già assicurata da personale sanitario adeguatamente formato

L’emergenza Covid-19 rappresenta una situazione sanitaria di portata straordinaria e proprio per questo è importante che tutti i professionisti sanitari rispondano, con impegno e responsabilità, mettendo a disposizione le proprie competenze. Di fatto, da molte settimane, gli operatori sanitari sono al lavoro in prima linea senza conoscere pause.

Bello chiamare eroi i medici e gli infermieri, ma criminale averli lasciati al fronte a mani nude a marzo e avere ripetuto sostanzialmente lo stesso errore oggi.

“Dunque, a fronte del grande numero di contagi da Covid-19 che stanno emergendo, riteniamo occorra con urgenza ripristinare le condizioni di sicurezza e qualità della cure altrimenti saremo nostro malgrado  costretti ad intraprendere le azioni che riterremo opportune” così diffida il Segretario Territoriale Nursind Catania dott. Salvatore Vaccaro.

E infatti notizia di ieri nel pieno della seconda ondata in Sicilia esplode la guerra sui posti letto, sui dati veri o presunti. Numeri che probabilmente non corrisponderebbero alla realtà, dati che invece la Regione rivendica come veritieri. E nel frattempo il ministero della Salute ha disposto l’invio di personale tecnico e agenti dei carabinieri del Nas in Sicilia per verificare la disponibilità di posti letto ospedalieri e di terapia intensiva, come richiesto anche dall’assessore alla Sanità Ruggero Razza.

Ecco le testimonianze di chi opera nell’attuale Inferno  Dantesco:

“Essere un infermiere è diventare un angelo senza ali. Spesso si è la mano di chi non riesce a mangiare, si è la voce di chi non riesce a parlare coi medici, si è il sorriso di chi ha perso la speranza. Un infermiere di terapia intensiva è ancora di più, è la carezza di chi vuole bene e non può toccare il suo amato, è la forza dei parenti che non possono parlare ai loro cari. È un continuo dare e ricevere amore. Ma è anche saper correre, conoscere e riconoscere un’emergenza e avere la piena consapevolezza di tutto quello che bisogna fare, perché l’unica cosa che conta è la vita delle persone di cui ci si prende cura. In tempo di covid è tutto confuso, tutto veloce, troppo veloce. La maschera non ti fa respirare bene, la tuta ti fa sudare e non c’è tempo. Vorresti avere due mani in più, braccia più veloci, vorresti non dover vedere che le persone ti parlano e dopo 5 minuti hanno bisogno del ventilatore meccanico per respirare, senza aver potuto salutare mogli, figli, fratelli, genitori, amici.
Vorrei non dover leggere negli occhi dei miei colleghi la paura, non dimenticherò mai lo sguardo smarrito mentre si spogliano dalle tute, la paura di contaminarsi per un errore, una distrazione, la disperazione per “averne perso” un altro, non vorrei leggere nei loro occhi l’angoscia di non aver avuto il tempo di dare dignità alla morte. E a tutto questo dover aggiungere la frustrazione di non essere ascoltati, supportati da chi ha la responsabilità di permetterti di fare il tuo lavoro al meglio. La sensazione che si vive al momento è quella di chi durante un brutto sogno prova a gridare senza emettere alcun suono.”

“Normalmente lavorare in RIA richiede delle conoscenze specifiche, ma in una Covid lo stress psico-fisico e l’impatto emotivo implicano uno sforzo maggiore. quando entri in zona rossa, bardato come un cavaliere medievale sembra di partire per il fronte…e non sai mai quello che ti potrà accadere, ma soprattutto come lo fronteggerai, ma sai che ti resterà impresso nella tua mente. Varcando la porta del reparto pensi da un lato che il tempo si fermi e dall’altra che sia accelerato, perché cerchi i di fare tutto più velocemente possibile sperando di non aumentare i carichi di lavoro dei turni successivi. Improvvisamente, quando scatta l’emergenza senti l’adrenalina scorrere lungo il corpo, sudi, si appanna tutto, ma ugualmente sei pronto a mettere in campo tutte le energie e tutta la professionalità che possiedi sperando che questa volta vada bene. Al termine del turno esci sfatto, stanco, stravolto dallo stress e magari scherzi con i colleghi per allentare le paure, la tensione e magari ti fai una risata e vedi che anche i lineamenti del viso segnati dai DPI si distendono. Finito il mio turno di lavoro so che non tornerà più e che è un giorno in meno che resterà per combattere questa brutta Pandemia”

 

NOTA NURSIND INVIATA ALLE ISTITUZIONI

96 Gravi criticità U.O.C. Anestesia e Rianimazione Garibaldi.-1

 

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NUNZIO ZERBO

Infermiere da circa 23 anni. Attualmente lavoro nell'U.O.C Di Rianimazione del'ARNAS Garibaldi di Catania. Master in coordinamento; Master in Infermieristica Legale e Forense; Master in Formazione e Tutorato nelle professioni sanitarie. Docente in corsi OSA E OSS. Relatore corsi ecm. Consigliere provinciale IPASVI Catania. Dirigente sindacale Nursind.
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