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Premesso che, il superamento del c.d. “precariato storico” nelle PP.AA. rappresenta una condizione non più rinviabile e che dopo un lungo periodo di “abuso” di forme contrattuali flessibili, contrastato da interventi legislativi poco incisivi, con il Dlgs n 75 del 25.05.2017 (c.d. Decreto Madia) il legislatore ha posto finalmente le condizioni sufficienti per la stabilizzazione del personale interessato.

Dall’entrata in vigore citato Decreto, purtroppo abbiamo assistito ad uno spostamento continuo e oserei dire “schizofrenico” sia dei requisiti temporali che di quelli legati alla tipologia di lavoro svolto dai lavoratori ascrivibili come requisiti appunto per la stabilizzazione, che ha generato confusione.

Come ricorderete, prima del citato Decreto Madia il limite temporale era fissato dall’art.2 co.2 del D.P.C.M. 06.03.2015 ossia riguardante il personale che alla data del 30 ottobre 2013 aveva maturato negli ultimi cinque anni, almeno tre anni di servizio, anche non continuativo, con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, anche presso enti del medesimo ambito regionale diversi da quello che indice la procedura. Di fatto le ricognizioni del personale da stabilizzare sono rimaste al palo.

Conseguentemente, a novembre 2017 il ministro Madia ha emanato la circolare n° 3, la quale fornisce gli indirizzi operativi per la valorizzazione delle professionalità del personale precario e la loro stabilizzazione in applicazione degli artt. 5,6 e 20 del D.lgs n 75/17 e segnatamente al punto 3, introduce importanti novità circa l’applicazione dell’art. 20 del Dlgs n 75

A seguito della circolare n 1/2018 della Funzione Pubblica, lo scorso 16 febbraio, l’Assessore Razza ha inviato a tutte le Aziende del S.S.R. una integrazione alla precedente circolare n°5824 del 23 gennaio, fornendo chiarimenti sostanziali per quanto concerne la platea degli aventi diritto alla tanto agognata stabilizzazione del personale precario nelle aziende dell’isola.

Il provvedimento offre la possibilità di uscire dal precariato storico ed estende anche al personale con qualifica dirigenziale sanitaria non medica, direttamente impegnata in attività assistenziali. Inoltre, la circolare prevede che si tenga conto ai fini del calcolo dell’anzianità di servizio, di ogni tipo di contratto flessibile e a tempo determinato e stabilisce che le risorse aggiuntive previste dal D.lgs n°75 riguarderanno solo il trattamento economico fondamentale, mentre il trattamento accessorio rimarrà limitato alle risorse del 2016.

Anche se la direzione sembra essere quella giusta, l’orizzonte della fine del precariato viene di volta in volta spostato in avanti, e permane inarrivabile da migliaia di operatori della sanità che continuano a garantire servizi essenziali per l’utenza. Sostanzialmente, il neo assessore ha cassato quanto fatto nel 2017 circa i fabbisogni e chiede ai direttori generali l’ennesima e speriamo ultima ricognizione e la predisposizione di un piano triennale del fabbisogno di personale 2018/2020.

Dunque, ancora una volta, i precari si vedono spostare di tre anni quello che ormai da tempo è un diritto calpestato da tempo, tanto che la loro condizione di precariato ha assunto la locuzione di storica, di riflesso si conviene che per reclutare nuovo personale con concorso bisognerà aspettare almeno il 2021.

Il solco tracciato nel terreno è nella direzione giusta ma fino ad oggi i semi piantati non hanno dato nessun frutto, speriamo che questa volta i tanti precari raggiungeranno l’orizzonte di una condizione lavorativa stabile, ma che comunque occorreranno tre anni per portarla a termine.

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Emilio Benincasa

Infermiere presso U.O.C. Chirurgia Generale ARNAS Garibaldi Centro CT Dirigente sindacale NurSind. Da diversi anni impegnato nel Sindacato per il riconoscimento dei diritti della professione infermieristica e più in generale del lavoro e dei lavoratori. "QUALCUNO SI CREDE PIU' GRANDE DI TE SOLO PERCHE TU SEI IN GINOCCHIO: ALZATI !!" L.M. Prudhomme

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